martes 17 de mayo de 2011

Una storia stravagante (II)

A quell’ora in cui le prime stelle, incerte, cominciano a scintillare gettando la loro luce sia sulle coppie di innamorati più felici, che sugli antri dei più sventurati, tali sono le cose incoscienti, Svenson, e dico Svenson soltanto per dire, pareva riunire le ultime forze del suo cuor. Il suono monotono della sua voce ripeteva qualche parola nella sua lingua che mio nonno non potè capire, mentre guardava non so che cosa, che nessuno tranne lui vedeva.

—Christina era tanto bella quella sera... Magari non l’avessi mai portata con me!— disse d’improvviso.
—Dove?—domandò mio nonno.
—Al teatro!—risposse Svenson irritato—Ma tutti dicevano che lo spettacolo valeva le cinque corone e mezza che costava il biglietto.
—Portaste la tua fidanzata a vedere uno spettacolo piccante, vecchietto del diavolo?—fece mio nonno, burlandosi un po’.

Svenson fissò lo sguardo sull’insolente giovanotto dalle basette bionde, ma poi continuò a parlare come se mio nonno non fosse stato là, davanti ai suoi occhi arossiti dal rum e dalla nostalgia. Il nonno si accorse che aveva fatto qualcosa di spregevole e che il vecchio marinaio sembrava stesse saldando un conto.

—Era uno spettacolo disgustoso, atroce, innaturale, ma affascinante: non si poteva smettere di guardarlo. Non posso accusarla, la colpa è stata mia. Se avessi saputo che quello sarebbe successo non ce l’avrei mai portata...—aggiunse ancora Svenson.
—Come sarebbe a dire?—disse mio nonno.
—Tu sei un vero amico! Come ti chaimi?
—Chiamatemi Ismaele—mentì, ma non credo che lui capisse lo scherzo, e nemmeno mio nonno era cosciente di quello che aveva detto.
Ora che il mio antenato aveva capito che il vecchieto sfigurato dal fuoco stava per raccontare qualcosa di misterioso, addiritura insolita, Svenson restò zitto e non disse più una parola. Solo dopo un altro sorso di quel liquore da un centesimo al bichiere, cominciava a cantare di nuovo a mezza voce qualche canzone dei marinai della sua patria, sommerso dalla sua oscura trance; perché la tristezza fa cadere alcuni uomini in un delirio dal quale non vogliono uscire mai e rimangono in quello stato fino a che si sono distrutti. L’ora di congedarsi era arrivata. Sebbene sapesse che non poteva fare nulla per questo, mio nonno sentiva compassione per quel disgraziato, e sperava sinceramente di rivederlo. Le vaghe parole di Svenson, a stento insinuate, avevano risvegliato la sua curiosità, e lamentava non poterla soddisfare subito; c’era qualcosa che attirava la sua atenzione: la Svezia, a quell’epoca, alla fine dell’800, quando quella vicenda sarebbe accaduta, era un paese povero e 5 corone e mezza sarebbero state una bella spesa. Come sarà uno spettacolo così caro? Certamente ci deve esserci qualcosa di speciale sul palcoscenico per far pagare tale prezzo per un bigletto. Proprio quella mezzanotte, il nonno si imbarcava di nuovo; sarebbero partiti con la marea e chissà quando sarebbero tornati.

Continua...







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Una historia extravagante por carlos Olalla se encuentra bajo una Licencia Creative Commons Reconocimiento-NoComercial-SinObraDerivada 3.0 Unported.

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