jueves 4 de noviembre de 2010

Questo non è un sogno

Gentili Lettori,

questa è una narrazione che io scrissi un anno fa, più o meno, in spagnolo e ora ve la presento in italiano. Grazie mille e spassatevela!


Questo non è un sogno


PRIMA PARTE

Dove sono? Ché posto è questo? Com'è che io sono arrivato qui? Non sono sicuro di sapere chi sono io, il mio nome è, io sono... sono... Devo recordare. Non ti preoccupare, presto o tardi verrà. E' meglio non forzare le cose. Mi fa male la testa orribilmente, come se avessi della brace dietro gli occhi. Chi è là? Perché mi tormentate così, in questo modo crudele? Lasciatemi in pace! Ho bisogno di riposare un po', ma quel riflettore è troppo potente e non posso conciliare il sogno. Cerco di chiudere le palpebre, ma neppure so se le ho; non posso toccarle. Basta, per carità! Devo ricordare, ma c'è troppo disordine qui; con quel flusso di lava là, non posso concentrarmi! C'è troppo caldo qui! L'eruzione... non lo so quando accadrà. La risposta è "indefinito". Non chiedere questo ancora, sarà sempre la stessa risposta. Ci vogliono più dati. Il modello. Cosa mi è successo? C'era un sacco di gente in torno a me, se ne andavano... No, aspetta, questo è stato prima. Prima di che cosa? C'era una festa, festeggiavamo qualcosa, ma che? Non riesco a rievocare, sono tante le facce... conosco ogni volto e non so i loro nomi. Ridono; anche io rido, ma questo è privo di senso per me. E tutto quello, cosa ha a che fare con questo posto. No! Sono qui ancora! Quelle cose sono tornate e mi mordono. Fuori! Andate via!Lasciatemi, per favore! Diventerò matto se non riesco a uscire da questo buio che avvolge tutto. Voglio uscire, lasciatemi uscire! Ho il diritto di uscire! Quelle cose sono orribili, si agitano nelle tenebre. Lo so che sono là, minacciandomi nell'oscurità. Perché volete terrorizzarmi? I riflettori, mi fanno male! Dove sono le mie mani? Chi ha le mie mani? Io avevo delle mani. Sì, io tornavo a casa, ecco!, tornavo a casa, a casa mia. Dove sono mia moglie e i miei figli? Cosa avete fatto di loro? Voglio vederli! Non mi ascoltate? Aaaag! Basta, mi fa male! Ho bisogno di dormire, fate tacere quel cane, non smetta di abbaiare e io devo svegliarmi presto domani mattina. Non capite? Questa probabilità è sbagliata; così non è giusto. Andrò fuori strada. Non riesco a trovare il freno. Mi fa male il braccio. Ho subito un infarto mentre guidavo la macchina. Sono morto? Sì, forse sono morto. Sono per caso nell'inferno? Rievoca. Hai fatto qualcosa male nella tua vita? Hai fatto qualche errore? Ma no, non dire cretinate, chiunque fa sbagli! Se sapessi chi sono, forse potrei rievocare le vicende della mia vita, pentirmi in tempo e uscire da qui. Perché mi fate vedere questo? Non posso sopportarlo, non voglio vederlo, non farmelo vedere più! Devo ricordare, nel momento che saprò cosa ho fatto, chiederò scusa e qualcuno mi ascoltarà. Non lo so, l'integrale della radice quadrata, uno virgola sette, uno, tre, sette, sette, tre, nove, due. Mi fa male la testa, ma non riesco a trovarla. Radice cubica al quadrato, tre pi greca. La costante. Non ho fatto niente, non esiste una ragione per la quale io debba rimanere qui. Solo voglio dormire un po', qualche ora sarebbe sufficiente, ma non smettono di portarmi via, mi spingono e devo correre tutto il tempo. Quel edificio, il pilastro 27A, due sette nove. Quella donna, io non avevo niente a che fare con quello che le è capitato, non può essere questa la ragione per la quale mi hanno inviato qui. Io ero un bambino, perche devo sentirmi colpevole? Non sono il colpevole. Solo sono un uomo comune. Fa freddo qui, in questo vuoto. No, non posso essere morto. Sono troppo giovane ancora. Perché dovrei andare nell'inferno! Che battuta! Già lo so, l'infarto; forse sto subendo un'allucinazione per causa della medicina, o può essere una mancanza di irrorazione sanguigna nel cervello. Spero che non mi lasceranno così molto tempo, non vorrei diventare un vegetale. Sì, sarà la medicazione. Mi stanno facendo un intervento chirurgico, e mi ho lasciato portare dal panico. L'inferno! Che battuta! Non penserai che rimarrai qui "per tutta l'eternità"? E, ora che parliamo del tempo, da quanto tempo è giàche sono qui? Mi fa male la testa a calcolare e calcolare, ma non mi lasciano riposare. Quelle immagini orribili, gli occhi che mi guardano dal buio. Sono là, lo so bene. Perché non escono fuori dal buio, dove io possa vederli? Non capisco, mi fa male tutto il corpo, ma è come se non lo avessi. Non sento il suolo sotto i miei piedi. Fuoco, un altra volta il fuoco, mi fa bruciare. Sette sette due nove. La risposta è "No". Basta, per carità! Basta! Dove sono? Come mi chiamo? Perche mi avete rubato i miei ricordi? Essi sono là un altra volta! Mamma, sei tu? Cosa fai qui? Non andare via! Aspetta! Quel pìccolo gatto, è il gatto che io avevo da bambino. Tris!, si chiamava Tris, lo ricordo bene ancora. Integrale della radice di x al quadrato meno uno...


SECONDA PARTE



–Non so cosa succede, dottor Santos; come dirlo?, il soggetto resiste. Forse è meglio sospendere l'esperimento-ha detto il suo collaboratore, mentre scrutava il grafico sullo schermo, le cui forme appuntite, piene di repentini mutamenti, suggerivano che  qualcosa non andava com'era previsto.
–Stupidaggini!–rispose il dottor Santos– Ha controllato i collegamenti, come Le ho suggerito di fare? Lo stesso fluido nel quale flotta lo specimen può daneggiare i contatti, ed alterare la sua conduttività. Il circuito è molto sensibile alle fluttuazioni della conduttività, Lei lo dovrebbe sapere bene.
–Sì, lo so benissimo questo io–quella inflessione della voce con cui il dottor Santos aveva messo in questione la sua professionalità, gli aveva dato fastidio–E, sì, ho controllato tutti i microcontatti ai lobi cerebrali. Le posso assicurare che sono tutti in un ottimo stato.
–E, la temperatura del serbatoio? Ha controllato la temperatura del serbatoio? Il cervello che abbiamo usato l'ultima volta è stato rovinato per un controllo difettoso della temperatura del serbatoio.
–L'indicatore è rimasto fisso nella sua posizione prestabilita. Penso che non sia un problema di controllo difettoso, ma qualcosa che sta succedendo all'interno del cervello di saggio. Io programmo i calcoli matematici sul computer, e questo li passa al tessuto cerebrale senza problemi, ma il cervello non lavora nel modo previsto.
–Cosa cerca di dire? Andiamo, lo dica una buona volta. È già da alcune settimane che vuole dire qualcosa, un certo rimprovero, e non ha il coraggio necessario per farlo.
–Davvero? Vuole saperlo? Allora, io lo dico... Sono già stufo, questo non va bene. I miei dati suggeriscono che il cervello conserva un'attività residuale dell'uomo che era, prima di morire. In alcun luogo, all'interno di quel cervello–disse il dottor Santos, e indicò il serbatoio–, rimane la coscienza di un uomo.
–Fandonie! Lei non lo sa, non può assicurarlo, non ha la certezza che sia così–urlò il dottor Santos, minacciando il suo collaboratore come se volesse scaricare tutta la sua collera atraverso il suo dito disteso. Non gli permetto di mettere a rischio il futuro di questa importantissima ricerca scientifica. Siamo sul punto di scoprire il proprio e vero funzionamiento del cervello umano. Quando i computer saranno in grado di pensare come facciamo noi, saranno creativi. Vuole privare l'umanità di una così grande scoperta? Lo pensi bene, prima di rispondere!
–E questo è tutto, la scienza lo giustifica tutto! Allora, pensi Lei quest'altro: se i cervelli donati preservano con loro i ricordi, la coscienza della persona che un giorno furono in vita, cosa succede quando li stimoliamo?; rivivono? Mio Dio! Non vorrei neanche immaginare una cosa simile! Quanti anni sono che quel cervello collegato al computer fa calcoli senza sosta?–esclamò il dottor Suárez, e segnalò un cervello di saggio all'interno di un altro serbatoio, legato a un computer attraverso un groviglio di fili.
–Quello sarebbe l'inferno–ammese sottovoce il dottor Santos–, ma non voglio pensare a questo.
–Certamente; Lei non vuole perdere finanziamento e rinomanza scientifica; nè abbandonare la sua ricerca, non è vero?
–Se ha dei dubbi, dottor Suárez, abbandoni. Può essere sicuro che sarà molto facile per me trovare un sostituto. Ci sono centinaia e centinaia di candidati in grado di fare il suo lavoro come Lei stesso, e non così bacchettoni.


Per qualche momento, il dottor Suárez titubò; poi, dopo avere guardato intorno a sè, lentamente, si tolse i guanti in lattice, il zinale di cuoio e il camice del medico. Nonostante tutto, mantenne la calma quando disse:  "Certo! Me ne vado proprio adesso. La gente, il paese deve sapere quello che sta succedendo in questo laboratorio." Il dottor Santos fissò il suo assistente in modo raccapricciante, ma il dottor Suárez non poté vederlo, perché aveva incominciato a uscire dal laboratorio. Il dottor Santos, con un'orripilante espressione nel volto e gli occhi fuori dalle orbite, emise alcune parole sottovoce–che il dottor Suárez non sentì–, mentre prese un bisturi che c'era sul tavolo: "Non esserne così sicuro! Tutto andrà meglio con un nuovo cervello di saggio. Vedrai!"


FINE


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Questo non è un sogno by Carlos Olalla Linares is licensed under a Creative Commons Reconocimiento-NoComercial-SinObraDerivada 3.0 Unported License.

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